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mercoledì 17 settembre 2014

Recensione "Arcanum Secret" su METALWAVE webzine

Arcanum Secret è il terzo album solo ambient del Brindisino Mimmo d’Ippolito, che ci propone 10 tracce per poco meno di 31 minuti di musica ambient rilassante, moody e interessantissima. Il cd è quasi tutto imperniato sulla tastiera, con circa due brani con le percussioni e uno solo (il settimo brano) con anche un arpeggio di chitarra acustica. La voce non c’è mai. Ora, da qui a pensare a brani non particolari, direi quasi casuali e a cui si può dare un senso solo grazie al titolo della canzone, il passo è breve, ma fortunatamente Eternalkeys ci restituisce un lavoro valido, che sin dalle prime note di “Letters and pages” fino alla settima canzone compresa non sbaglia una nota e in circa 3 minuti a brano, si riesce ad ottenere un ottima atmosfera che rispecchio davvero l’umore suggerito dai titoli delle canzoni. In particolare, è proprio la prima canzone ad essere convincente, mentre avrei preferito che “Parallelives”, “memories gone” e soprattutto “Dragon’s gate” fossero più lunghe, in quanto la loro estrema atmosfera le rende sì suggestive ma sfortunatamente brevi e degne forse di uno sviluppo o di una ripetizione di questi temi in modo da immergere ancora di più l’ascoltatore nel feeling sprigionato dalla canzone. Unico difetto dell’album? Probabilmente una ottava e nona canzone un po’ niente di speciale e che mostrano la prima uno stile poco comunicativo, l’altra semplicemente mi delude: da una canzone chiamata “Glacial Wind” mi aspettavo un tuffo sonoro nel vento gelido di qualche landa desolata nordica, ma così non è, e la seconda parte drum n bass non capisco cosa dovrebbe rappresentarmi. Per fortuna la canzone conclusiva ci mette una pezza. Insomma: un po’ corto e con le canzoni che si potevano far durare di più, ma l’album è buono e decisamente desiderabile. Consigliato a chiunque apprezza l’ambient meno contorto e rumoristico. - See more at: http://www.metalwave.it/recensione.php?id=5936#sthash.q2aZGB1l.dpuf


domenica 8 settembre 2013

Recensione "Arcanum Secret" su SOUNDS BEHIND THE CORNER

ETERNALKEYS
“Arcanum Secret”
(Anno 2013 – Autoprodotto)
Italia
Il pianoforte, ali di una creatura che in solitudine ci porta ovunque, tra lande incantate o fenditure strette,  nell’animo del compositore sino a chi lo riceve ascoltandolo: ali per volare ovunque, con passione ed un pizzico di malinconia, da sempre veicolo e tramite, icona romantica o barocca della musica classica.
Mimmo D’Ippolito nella sua esecuzione sonora dispiega le ali della fantasia cinematica e nella sua terza composizione con il monicker Eternalkeys lo possiamo inquadrare come ottimo link tra il minimalismo pianistico nordico ed alcuni aspetti esistenti nell’immaginario fairy gotico, “Arcanum Secret” è la perfetta colonna sonora di una favola cupa ed immaginifica, alternanza sublimata tra aspetti e languori eterei e bui sentieri illuminati da un pallido sole tra lande fantastiche, la musica di un viandante solitario tra Terre abbandonate raccontate con la ‘voce’ di dieci tracce che sussurrano percezioni, tingono di colori forti e pastelli diafani le note di una composizione senza frontiere, attraverso soundscape che vi chiedono la definizione onirica di piccoli idilli, piccole percezioni di scenari quieti, arcaici, il titolo è la chiave del tutto.
Ali candide screziate di porpora, ali soffici cui aggrapparsi nel volo libero tra nubi, ali che planano tra venti gentili o sbattono assieme per innalzarsi verso il Cielo, abbandonandosi al mood neo-barocco od ermetico, in questo diviene forza tratteggiante l’uso da protagonista del pianoforte o gli spessori quasi marziali delle tastiere.
Immaginate la musica di Ataraxia senza chitarra, voce e percussioni, le iberiche, rinascimentali, immagini sonore di Old Village, le medesime sensazioni tra colli seicenteschi de L’Effet C’Est Moi di un’Italia poetica che si narra tra Signori e feudi, pellegrini e mito.
“Dragon’s Gate” o “Second War” sono arazzi popolari di una sonorità maestosa che si alterna con tracce in cui la fragilità degli ottantotto tasti invece diviene introversione elegiaca, “Letters And Pages” in apertura, “Farewell To Childhood” ed i suoi picking di chitarra sono il tempo che si ferma e riflette sull’immensità alla fine così minimale della vita che scorre dispersa nel tempo, disciolta come memoria liquida nello spazio dimensionale, tutto è il tutto, senza riferimenti.
Il volo…
Una possibilità affatto remota, ovunque, su ambienti diversi ognuno con il suo fascio intrinseco, “Glacial Wind” inizia arida in temperature sterili ma il suo evolversi tra glitch speziati in un’IDM incursiva trasforma l’apparenza in altro, mutando la cognizione del reale in quel meraviglioso anfratto domiciliato nel cuore dove la libertà ha il gusto dell’irreale.

Nicola Tenani